
Le malattie anorettali sono tra le più frequenti e più spesso trascurate. Ancora oggi, infatti, una sorta di innato pudore si frappone tra medico e paziente, che nella maggior parte dei casi si mostra restio alla visita etichettando genericamente i disturbi come "emorroidi" e tralasciando dettagli fondamentali.
Il dottor Maurizio Gentile, Specialista in chirurgia di urgenza e P.S. e Specialista in Chirurgia Oncologica, ha ritenuto utile riepilogare in 10 domande tutto ciò che il paziente con patologia anorettale deve sapere sui propri disturbi e sulle molteplici possibilità di risoluzione del problema.
1) Quali sono le patologie anali più frequenti?
Emorroidi, ragadi anali, prolassi mucosi, ascessi e fistole anali e perianali, sono le patologie che più spesso giungono all'osservazione del medico.
Si tratta di affezioni estremamente frequenti, di riscontro comune in qualsiasi fascia di popolazione, senza alcuna prevalenza di sesso o di età. Si calcola che nelle popolazioni occidentali, all'incirca il 50% degli uomini, al di sopra dei 50 anni, soffra almeno di uno di questi disturbi. Anche il nostro paese è, sostanzialmente, allineato su queste percentuali, in considerazionedi una sempre maggiore diffusione delle abitudini alimentari di tipo anglosassone (dieta povera di fibre e ricca di grassi e carboidrati).
2) Quali sono le cause di tali patologie?
Prescindendo dalle cause specifiche delle singole patologie, sicuramente la stipsi (meno di 2 evacuazioni alla settimana), l'emissione di feci dure, e gli sforzi prolungati, durante la defecazione rappresentano fattori importanti nell'insorgenza delle malattie anali. Anche alcune abitudini alimentari (es.: dieta povera di verdure e fibre in generale) ed igieniche (es.: modalità errate di evacuazione), nonchè le gravidanze ed i traumi conseguenti al parto appaiono correlati con l'insorgenza di tali patologie.
Si tratta comunque, di elementi favorenti che giocano un ruolo variabile da individuo ad individuo, che possono determinare una condizione patologica specie se associati a fattori costituzionali e/o in condizioni di stress psicofisico.
3) Quali sono i sintomi più frequenti?
Il sintomo che più di tutti allarma il paziente è la fuoriuscita di sangue, in genere di colore rosso vivo, dall'ano. Il sangue può apparire sulle feci oppure sulla carta igienica al termine dell'evacuazione. I sintomi meno frequenti, ma spesso presenti, sono il dolore, il prurito ed un senso di fastidio anale e/o perianale, il cosiddetto "ano umido" causato dalla produzione di una secrezione irritante. Inoltre a volte, il paziente riferisce presenza di muco, sensazione di evacuazione incompleta, la percezione di tumefazione esterna, come nel caso di trombosi emorroidaria o, infine, la comparsa di una secrezione purulenta, come in caso di fistola anale. Tutti questi sintomi possono essere associati ad una irritazione o ad un vero e proprio edema della cute perianale.
In particolare, la cosiddetta trombosi emorroidaria esterna si manifesta soprattutto nei mesi estivi, con un episodio improvviso di dolore acuto, oltre alla comparsa di una vistosa tumefazione esterna. E' bene ricordare che questi pazienti molto spesso non soffrono di emorroidi e che, dopo la risoluzione dell'episodio acuto, possono ritornate ad una perfetta normalità dal momento che il più delle volte il trauma determina soltanto la rottura di un vaso sottocutaneo (ematoma perianale).
4) Come comportarsi in presenza di tali sintomi?
Qualora si dovessero presentare i sintomi descritti, prima di tutto, occorre evitare eccessivi allarmismi.
E' opportuno quindi dedicarsi alla osservazione degli eventi, ponendo attenzione alla loro modalità di insorgenza, durata ed evoluzione, nonchè il lororapporto con l'evacuazione. E', inoltre, buona norma valutare la forma e la consistenza delle feci ed eventuali loro variazioni, unitamente alla comparsa di dolore addominale o calo ponderale (del peso corporeo).
5) Qual è la terapia più indicata?
La scelta di un idoneo trattamento terapeutico dipende dalla patologia specifica. Tuttavia, ad eccezione degli ascessi e delle fistole perianali, il cui rapido trattamento chirurgico determina un drammatico miglioramento dei sintomi, per tutte le altre affezioni anali in fase precoce, l'approccio iniziale è di tipo conservativo, che prevede l'abbinamento di misure dietetiche ad alcuni presidi farmacologici. E' da sottolineare che i farmaci tradizionali indispensabili sono in numero veramente esiguo (es.: analgesici). Ruolo identico può essere, infatti, svolto da presidi allopatici (farmaci quali i blandi lassativi, gli anestetici locali, gli antidolorifici), omeopatici o fitoterapici.
6) Le abitudini alimentari possono influenzare la guarigione?
In generale, l'adozione di semplici norme igenico-dietetiche contribuisce notevolmente ad accelerare il processo di guarigione. E' necessario, quindi, regolarizzare le abitudini intestinali on evacuazioni quotidiane, arricchendo la dieta di fibre (es.: verdure) ed introducendo maggiori quantità di acqua.
L'aspetto dietetico appare fondamentale in quanto la modificazione in tal senso delle proprie abitudini alimentari consente di combattere la patologia "ab origine", attraverso la produzione di feci più morbide e la riduzione della stipsi. Tali consigli dietetici rappresentano perciò i cardini terapeutici non solo nelle forme iniziali della malattia emorroidaria e nelle ragadi anali, in cui tutti si rivelano di per sè sufficienti, ma più in generale vanno applicati a tutti i tipi di affezioni anali, anche dopo il loro trattamento chirurgico.
7) In quali casi si interviene chirurgicamente?
Il trattamento chirurgico viene riservato a quei casi in cui la terapia medica abbia fallito, oppure quando la patologia si presenta in uno stadio avanzato, tale da potersi giovare soltanto dell'intervento. A questo proposito, è d'obbligo informare il paziente che gli interventi vengono, oggi, praticati in anestesia locale o loco-regionale, con decorso brevissimo, ottima analgesia post-operatoria e ripresa precoce delle evacuazioni (a 24 h dall'operazione). In molti casi, inoltre, non è neppure richiesta al paziente degenza.
8) Che ruolo hanno i trattamenti ambulatoriali?
Le possibilità terapeutiche ambulatoriali sono varie e defficaci nella patologia anale. Permettono una rapida risoluzione della sintomatologia lamentata del paziente, a fronte di rischi operatori e post-operatori molto bassi. E' necessario, tuttavia, sottolineare come non tutti i pazineti possono giovarsi di approcci di questo tipo, e che occorre una corretta e scrupolosa valutazione del quadro clinico per ogni singolo paziente. In alcuni casi, inoltre, è necessaria più di una seduta terapeutica, per ottenere una guarigione completa.
9) Esiste una guarigione completa?
I risultati dei trattamenti nella patologia anale sono estremamente positivi. La corretta selezione dei pazienti espone ad un rischio di recidiva praticamente nullo. Meno favorevoli sono i risultati a lungo termine nei casi, peraltro di più rara osservazione, che richiedono, sovente, più di una seduta di trattamento, e nelle forme di patologia anale secondaria a malattie infiammatorie intestinali, che susseguono, spesso, le periodiche riaccensioni dell'affezione di base. Al raggiungimento di tale fine, è opportuno, tuttavia, correggere quei comportamenti che sono alla base delle stesse patologie e che, quindi, ne favoriscono la recidiva.
10) Quanto è importante l'igiene?
L'igiene intima personale è assolutamente indispensabile sia nella prevenzione che nel processo di guarigione delle patologie anali. tuttavia, se la mancanza di un'igiene adeguata può causare irritazioni locali, anche l'eccesso di lavaggi quotidiani con detergenti inadegueti può essere nocivo.
La zona anale necessita di saponi che non abbiano un forte potere detergente, specialmente nelle condizioni in cui sia l'ano che la regione perianale sono particolarmente sensibili, come in presenza di emorroidi o ragadi, nel periodo successivo ad interventi chirurgici locali, o, ancora, in presenza di diarrea o stipsi.
E' preferibile, allora, utilizzare detergenti acidi a base di estratti vegetali e fattori emolienti e lenitivi che, anche se usati frequentemente, non causino fenomeni di sensibilizzazione o intolleranza.